Fiumifreddo Bruzio-Un borgo che vuole vivere
- katharinaaronis

- 23 ore fa
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Da quando sono in Calabria, mi accompagna una guida turistica nella quale ho letto di un progetto che vuole promuovere una forma di turismo slow a Fiumifreddo Bruzio. Siccome sono naturalmente curiosa e mi interessano le possibilità e le attività che possono far crescere la Calabria, mi sono messa in cammino e ho conosciuto Maria Teresa. Insieme ad altri giovani porta avanti il progetto "Borgo di Fiume" e mi ha raccontato tutto nei dettagli. Ma soprattutto ho percepito il suo entusiasmo e la sua forte convinzione che le persone debbano restare nei borghi per mantenerli vivi.

Maria Teresa, tu sei una giovane calabrese che, come tanti altri, se n’è andata via. Come mai sei tornata in Calabria?
Sono cresciuta, come quasi tutti, con l’idea che qui non ci fosse futuro per me. Mi sono laureata in lingue e letterature straniere e ho lavorato alcuni anni per aziende del settore. Sentivo però che questo non era il mio posto nel mondo. Mi alzavo la mattina con un peso sul cuore. Quando Andrea, un ragazzo del mio paese, mi ha chiamata e chiesto se volevo tornare a lavorare qui con il progetto (dato che parlavo tante lingue), ho detto subito di sì. Non ci ho nemmeno pensato.
Qui siamo quasi nel cuore del progetto Borgo di Fiume. Qual è la vostra meta?
Allora, il Borgo di Fiume è un progetto che comprende: un ristorante che offre cibo a kilometro zero, Il Convivio, una enolibreria, la Residenza d’Epoca – un palazzo antico ristrutturato dove si può alloggiare – l’alimentare in piazza, e il progetto Casa di Rosa. Tutto nasce dall’iniziativa del dottor Leuzzi, che da bambino veniva in vacanza qui. La sua famiglia era originaria dell’Aspromonte e aveva acquistato una casa al mare. Da grande è rimasto l’amore per il paese; il centro storico lo ha scoperto dopo. Per ridare qualcosa a questo posto che amava tanto, ha deciso di aprire uno studio medico dedicato alla prevenzione del tumore al seno.
Il progetto è completato da stanze per ospitare le donne e da un ristorante dedicato al mangiar sano. Le donne che vengono da noi ricevono assistenza anche a livello psicologico e nutrizionale e pure corsi di Yoga per affrontare la loro malattia. Tutto il progetto ruota attorno al concetto di benessere e salute: nel Convivio offriamo solo cibo a kilometro zero, in collaborazione con i contadini, solo cibo sano (niente Coca-Cola, ecc.), perché mangiare bene significa stare bene. È un progetto per migliorare la vivibilità del paese, sfruttare le risorse della terra e prendersi cura di sé.

Un turismo slow, come si dice oggi… chi viene a Fiumifreddo?
Esatto! Non vogliamo quel turismo balneare che c’è alla marina. Chi viene qui nel borgo cerca tranquillità. Abbiamo molti turisti tedeschi, svizzeri e anche americani che restano tre mesi, lontani dalla vita di città. La Casa di Rosa offre servizi gratuiti alle donne calabresi, quindi spesso vengono anche con le famiglie. Questo è un tipo di turismo che aiuta il paese e crea movimento.
Cosa diresti ai giovani che vogliono andare via?
Che devono rimanere. Qui ci si può reinventare ogni giorno! Non è che diventiamo ricchi, ma siamo felici. Siamo stati fortunati perché almeno qui erano rimasti i servizi essenziali: la posta, la farmacia, l’alimentare. Oggi abbiamo tre ristoranti, tutti gestiti da giovani, e due bar sempre gestiti da ragazzi. Ogni giorno vedo almeno cinque consegne dalla posta di cose comprate online. Quindi un po’ di domanda c’è. Apriamo negozi, offriamo quello che serve alla gente, senza paura! Non siamo poveri come ci vogliono far credere. Molti di noi hanno ereditato case o terreni: qualcosa da sfruttare c’è.

Oggi abbiamo tre ristoranti, tutti gestiti da giovani, e due bar sempre gestiti da ragazzi. Ogni giorno vedo almeno cinque consegne dalla posta di cose comprate online. Quindi un po’ di domanda c’è. Apriamo negozi, offriamo quello che serve alla gente, senza paura! Non siamo poveri come ci vogliono far credere. Molti di noi hanno ereditato case o terreni: qualcosa da sfruttare c’è.
Quindi pensi che ci voglia coraggio per restare?
Certo! Conosco tante persone che si impegnano per poter vivere qui. Un ragazzo a Catanzaro ha ereditato un pezzo di terra, che coltiva e insegna agli altri a coltivare. Ha creato una start-up e la gente viene dall’estero per imparare da lui. Un’altra, una tedesca, si è trasferita qui e lavora da casa come tour operator. Ci vogliono iniziativa e idee! Ricordo quando ero ragazza e portavo amici da fuori nel paese: si innamoravano tutti di Fiumifreddo! E mi dicevano: “Ma è possibile che non ci sia un albergo dove dormire o un ristorante dove mangiare?” Giustamente, non c’era. Ma è facile dire che non c’è niente e dare la colpa agli altri, quando anche noi siamo andati via.
Ci sono altri paesi con cui collaborate?
Sì, qui vicino anche Belmonte Calabro si sta sviluppando. Ci vuole apertura mentale, perché chi viene qui apprezza la zona nel suo complesso. Quindi se ci sono servizi a Belmonte, li consigliamo volentieri.
La terrazza, le camere e la sala colazioni della “Residenza d’Epoca”










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